DALLA COMMISSIONE CONSILIARE PARITETICA DELLA PROVINCIA DI FOGGIA, AL COMMISSARIO STRAORDINARIO, DA AGOSTO 2012, AD AGOSTO 2013, LA MUSICA NON CAMBIA: L’ISTANZA REFERENDARIA DEL COMITATO “DAUNIA CHIAMA MOLISE”, E’ SOSPESA AB AETERNO…

CHE SI TRATTI DI COAZIONE A RIPETERE?

In psicologia, la coazione a ripetere le stesse azioni, e’ il principio per cui una persona cerca di superare qualcosa di irrisolto che affonda le radici nel remoto passato, rimettendosi nelle identiche circostanze che provocarono quell’antica difficolta’.

Uscire dalla coazione a ripetere non e’ semplice perche’ perfino sapendo di essere suoi schiavi, avendo per lo piu’ natura inconscia, diviene difficilmente controllabile.

Così, per esempio, se la Commissione sospendeva la decisione a Settembre del 2012 e ad Aprile del 2013, “in attesa del completamento dell’iter procedimentale per il riordino delle province” e il Commissario straordinario, in modo ordinario, decide di non decidere, in quanto “è noto l’attuale stato di iniziative governative relativamente al futuro delle province”, si tratta di coazione a ripetere?

Per Sigmund Freud, tali meccanismi non rappresentavano una forma di appagamento di un desiderio rimosso ma piuttosto, una proprietà generale delle pulsioni, definibile come conservatrice-regressiva, cioè una tendenza a ripristinare uno stato precedente.

Freud Sigmund
Ora, non sappiamo se le ripetute decisioni di sospensione del giudizio di ammissibilità al referendum dell’istanza del Comitato, sia da parte della Commissione Consiliare Paritetica che del Commissario straordinario Fabio Costantini, abbiano a che fare con l’umana coazione a ripetersi ma, la somiglianza del meccanismo è… straordinaria.

… OPPURE, DI SEMPLICE SCETTICISMO?
Cioè della negazione della possibilità di raggiungere, con la conoscenza, la verità.

La presenza dello scetticismo segna tutta la storia della filosofia occidentale.
Esso, infatti, esprime un’istanza tipica dell’essere umano: la sua perenne insoddisfazione di fronte al proprio conoscere.
Dubbioso 2
Lo scetticismo può essere definito come il momento di dissoluzione di un dogmatismo in quanto atteggiamento di risposta; perciò, l’ipotesi scettica di volta in volta si adegua al dogmatismo cui fa riferimento.

Dalla estremizzazione del dubbio non può sfuggire neanche lo scetticismo stesso per cui, anche ciò che sostiene lo scettico ricade sotto il dubbio radicale.

MA LA COMMISSIONE CONSILIARE PARITETICA, COSA C’ENTRAVA?
Punto interrogativo

Così si è pronunciato il costituzionalista Daniele Trabucco, dell’Università di Padova, in una corrispondenza avuta con lo scrivente:

“Credo vi sia stato un errore, ab origine, da parte della Provincia di Foggia, ossia la sottoposizione dell’istanza di referendum per il passaggio ad altra Regione alla Commissione paritetica dell’ente, chiamata ad esprimere una valutazione di ammissibilità in merito alla richiesta di mutamento di appartenenza regionale. La Commissione paritetica, infatti, è competente a manifestare il proprio punto di vista in relazione a referendum consultivi provinciali, concerneti cioè ambiti nei quali si esplicano le funzioni amministrative della Provincia. Il referendum di variazione territoriale ex art. 132, comma 2, della Costituzione, invece, non è un “referendum provinciale” e neppure un “referendum comunale”. Si tratta di un istituto di democrazia diretta, previsto dalla Carta costituzionale, con il quale si dà la possibilità alle “popolazioni interessate” di Comuni e Province di esprimere la volontà (non vicolante) in ordine alla proposta di distacco-aggregazione da una Regione ad un’altra. Pertanto, alla luce di queste premesse, il referendum di cui all’art. 132, comma 2, Cost. dispone di una sua propria garanzia “costituzionale” ed è finalizzato unicamente al conseguimento dell’obiettivo che la Costituzione gli attribuisce, non a sentire l’orientamento della collettività provinciale su settori che la legge (statale o regionale) attribuiscono all’amministrazione provinciale. Inoltre, se si aderisse alla tesi seguita dalla Provincia, la Commissione si troverebbe a svolgere un giudizio che l’art. 43, comma 1, della legge ordinaria dello Stato n. 352/1970 affida all’Ufficio centrale per il referendum presso la Corte di Cassazione. Detto diversamente, si avrebbe una duplicazione della stessa funzione di controllo preventivo, complicando l’esercizio del diritto all’autodeterminazione delle collettività locali, in contrasto con il dictum della sentenza n. 334/2004 Corte costituzione”.

E, IL COMMISSARIO STRAORDINARIO, AVREBBE POTUTO DECIDERE SULLA AMMISSIBILITA’ DEL REFERENDUM IN CAPITANATA?
Punto interrogativo 2
E’ sempre il costituzionalista Daniele Trabucco che risponde alla domanda posta dallo scrivente:

“La procedura di riordino/riduzione delle Province, di per sè, non era e non è preclusiva della possibilità di attivare l’iter di variazione territoriale per il passaggio della Provincia dalla Regione Puglia alla Regione Molise. Si aggiunga poi il fatto che, con sentenza n. 220/2013, la Corte costituzionale ha annullato la normativa del decreto-legge n. 201/2011 (convertito nella legge n. 214/2011) e del decreto-legge n. 95/2012 (convertito nella legge n. 135/2012) inerente le Province, con conseguente reviviscenza della normativa abrogata. Ne costituisce un ostacolo alla variazione la proroga del commissariamento delle Province alla luce della legge di stabilità del 2013 non toccata dalla sentenza dell Corte costituzione sopra richiamata e neppure dichiarata illegittima in via conseguenziale. Tanto al Commissario prefetizzio provissorio, quanto a quello definitivo spettano tutti i poteri attribuiti agli organi sciolti. Pertanto, ben potrebbe il commissario procedere, su vostra istanza o d’ufficio, ad indire il referendum di variazione. Ovviamente, va precisato che la raccolta delle firme da parte del Comitato è solo un atto “propulsivo”, non contemplato dalla legge n. 352/1970 che disciplina la materia e, come tale, non vincolante sul piano giuridico”.

punto-interrogativo 3

GIA’, MA ALLORA, PERCHE’ MAI CONTINUANO A SOSPENDERCI AB AETERNO?

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Cenni storici delle relazioni tra Capitanata e Molise dal Regno di Napoli ai nostri giorni

Dalla “NOVA SITUATIONE DE PAGAMENTI FISCALI DE CARLINI 5 PER FOCO DELLE PROVINCIE DEL REGNO DI NAPOLI, & ADOHI DE BARONI, E FEUDATARIJ, DAL PRIMO DI GENNARO 1669, AUANTI, FATTA PER LA REGIA CAMERA DELLA SUMMARIA DI ORDINE DELL’ILLUSTRISSIMO, & ECCELLENTISSIMO SIGNORE D. PIETRO ANTONIO DE ARAGONA CAVALIERO, E CLAVIERO DELL’ORDINE D’ALCANTARA, GENTIL’HUOMO DI CAMERA DI S.M. DEL SUO CONSEGLIO DI GUERRA; CAPITANO DELLA GUARDIA ALEMANA, PRINCIPALE DI UNA COMPAGNIA D’HUOMINI D’ARMI DELLE GUARDIE VECCHIE DI CASTIGLIA, AMBASCIATORE ORDINARIO APPRESSO SUA SANTITA’, VICERE’, LUOGOTENENTE, E CAPITAN GENERALE IN QUESTO REGNO DI NAPOLI” edita in Napoli, nella regia stampa di Egidio Longo.

Nel 1670, il Regno di Napoli risultava ripartito nelle seguenti 12 province (pag. 9 e ss.):

Regioni del Regno di Napoli

oltre i centri, dati per disabitati, di Casal Castiglione, Casal Cerreto (o Cerritiello), Castel Cerreto e Monte la Teglia.
Gli abitanti, calcolati in base ai 12.876 fuochi, erano 64.380.

La Capitanata comprendeva i Comuni di:
1) Ascoli
2) Alberono (Alberona)
3) Alarino (Larino/CB)
4) Baselice/BN
5) Bovino
6) Castelpagano/BN
7) Celza Maggiore (Cercemaggiore/CB)
8 )  Candela
9) Chieuti
10) Cagnano (Cagnano Varano)
11) Cerignola
12) Castelvetere (Castelvetere in Val Fortore/BN)
13) Celenza (Celenza Valfortore)
14) Campo Marino (Campomarino/CB)
15) Castelluccio degli Schiavi (Castelluccio Valmaggiore)
16) Colle Torto (Collotorto/CB)
17) Casal Nuovo (Casalnuovo Monterotaro)
18) Casal Vecchio (Casalvecchio di Puglia)
19) Casal di Carlentino (Carlantino)
20) Casal di Vico (Casalciprano/CB)
21) Colle (Colledanchise/CB)
22) Cervello (Circello/BN)
23) Castelluccio delli Sauri (Castelluccio dei Sauri)
24) Casal di S. Agata “noviter erecto” (Sant’Agata Irpina/AV)
25) Delcito (Deliceto)
26) Deruri (Ururi/CB)
27) Ferrazzano/CB
28) Foggia
29) Forano (Forano di Val Fortore/BN)
30) Guidone (Gildone/CB)
31) Goglionise (Guglionesi/CB)
32) Ischitella
33) Ielsi/CB
34) Lucera
35) Lesena (Lesina)
36) Manfredonia
37) Montenegro (Montenero di Bisaccia/CB)
38) Macchia (Macchia Valfortore/CB)
39) Monaci Liuni (Monacilioni/CB)
40) Monte S. Angelo
41) Motta Monte Corvino (Motta Montecorvino)
42) Montelongo/CB
43) Monteaguto (Montaguto/AV)
44) Mongilfuni (Montecilfone/CB)
45) Procina (Apricena)
46) Pretacatello (Pietracatella/CB)
47) Preta Monte Corvino (Pietra Montecorvino)
48) Panni
49) Porto Cannone (Portocannone/CB)
50) Pieschici (Peschici)
51) Petacciata (Petacciato/CB)
52) Rosito (Roseto Valfortore)
53) Rodi (Rodi Garganico)
54) Regnano (Rignano Garganico)
55) Rotrello (Rotello/CB)
56) S. Bartolomeo in Galdo/BN
57) S. Marco la Catola
58) S. Elia (S. Elia a Pianisi/CB)
59) Serra Capriola (Serracapriola)
60) Sant’Agata (Sant’Agata di Puglia)
61) S. Nicandro (S. Nicandro Garganico)
62) S. Marco in Lamis
63) S. Martino (S. Martino in Pensilis/CB)
64) S. Giovanni Rotundo (S. Giovanni Rotondo)
65) S. Iacovo (San Giacomo degli Schiavoni/CB)
66) S. Giuliano (S. Giuliano di Puglia/CB)
67) S. Croce (S. Croce di Magliano/CB)
68) S. Paulo (S. Paolo di Civitate)
69) San Siviero (San Severo)
70) Troya (Troia)
71) Torre Maggiore (Torremaggiore)
72) Tufara/CB
73) Termoli/CB
74) Volturara (Volturara Appula)
75) Vico (Vico del Gargano)
76) Ursara (Orsara di Puglia)
77) Venifro (Venafro/IS)
78) Volturino (Volturino)
79) Viesti (Vieste)

Gli abitanti, calcolati in base ai 17.090 fuochi, erano 85.450.

All’epoca, quindi, i Comuni di: Campomarino, Collotorto, Ferrazzano, Guglionesi, Ielsi, Larino, Monacilioni, Montecilfone, Montelongo, Montenero di Bisaccia, Petacciato, Pietracatella, Portocannone, Rotello, San Giacomo degli Schiavoni, San Giuliano di Puglia, San Martino in Pensilis, Santa Croce di Magliano, Sant’Elia a Pianisi, Termoli, Tufara ed Ururi, oggi in provincia di Campobasso, e Castelpagano, Macchia e Venafro, oggi in provincia di Isernia, appartenevano tutti alla Capitanata che, pertanto, col suo territorio inglobava quasi interamente quello del Contado di Molise.

Una provincia immensa la Capitanata di allora, la più grande d’Italia per estensione territoriale!

E ciò non desta meraviglia sol che si consideri l’odierna estensione della Provincia Monastica dei Cappuccini di Foggia, che ancora regge i conventi di: Agnone (IS), Campobasso (CB), Cerignola (FG), Foggia
(FG), Gesualdo (AV), Isernia (IS), Larino (CB), Montefusco (AV), Morcone (BN), Pietrelcina (BN), S. Giovanni Rotondo (FG). S. Marco la Catola (FG), San Severo (FG), S. Elia a Pianisi (CB), Serracapriola (FG), Tora (CE), Venafro (IS), Vico del Gargano (FG).

Questa Provincia Religiosa, eretta formalmente nel 1555, fu vittima della soppressione dei conventi , operata dal Regno d’Italia con Lg.7.7.1866 n° 3036, e nel 1892 commissariata, ma si riprese negli attuali confini nel 1903, e mai fu dipendente dalla Provincia di Puglia, fondata nel 1530.

E’ naturale quindi che i legami storici, etnici, ed economici tra le due province della Capitanata e del
Contado di Molise, testimoniati peraltro dalla distribuzione geografica dei relativi territori, fossero tanto forti ed intensi che, sebbene la seconda fosse stata sino allora retta da un Luogotenente del Giustiziere della Terra di Lavoro, con separato Tribunale che teneva udienze sia a Campobasso che a Boiano e Limonano, Il Viceré Don Pedro di Toledo le volle riunire in un unico circondario, avente per capoluogo Lucera.
Tale era la situazione che Giuseppe Maria GALANTI (S. Croce del Sannio 24.11.1743 – Napoli 16.10.1806) riscontrò, riferendone il 27 settembre 1771 al Re Ferdinando IV di Borbone, che gliene aveva commesso l’incarico.

Nel 1799, con la creazione della Repubblica Partenopea (gennaio – giugno 1799) la nuova amministrazione municipale di Foggia (Presidente: Ludovico FREDA – Segretario: Giovanni PEPE), eletta il 7 febbraio 1799, chiese che la città fosse dichiarata concapitale e il Gen. Jean Etienne Championnet (Valence 1762 – 1800), accogliendone l’istanza, dichiarò Foggia Capoluogo delle due province di Capitanata e Contado di Molise, così unificate.

Nel 1806 Joseph Bonaparte, divenuto Re di Napoli, a distanza di tre mesi dalla sua visita a Foggia (8 maggio 1806), in esecuzione della Lg. 9.8.1806 n° 132, con Real Dispaccio diretto al Presidente della Provincia di Capitanata, confermò Foggia capoluogo delle due Province unite di Capitanata e Contado di Molise, stabilendo in essa la Prefettura e l’Intendenza. Con successiva Lg. 27.9.1806 n° 189, fu concessa l’autonomia al Contado di Molise con Intendenza a Campobasso e Sottintendenza a Isernia, lasciando a Foggia la Prefettura.

In seguito il Maresciallo di Francia: Joachim Murat (Labastide-Murat 1767 – Pizzo di Calabria 1815) successore di Joseph Bonaparte, chiamato a reggere il trono di Spagna e delle Indie, a seguito di una visita a Foggia, con decreto del 26 settembre 1808, concesse alla città il Tribunale Civile e Penale per la provincia di Capitanata.

Per il seguito, fu preservato l’ordinamento amministrativo dato alle due province della Capitanata e del Contado di Molise, che nemmeno la restaurazione borbonica ebbe peraltro a mutare.

Una modificazione di detto ordinamento si ebbe invece con l’unità d’Italia, quando il Regno, estremamente unitario e centralizzato, sul modello piemontese, venne, sotto il solo profilo amministrativo, diviso in
province configurando due province separate. quella di Campobasso, comprendente l’intero territorio dell’attuale Molise e l’altra di Foggia, comprendente un territorio ridotto rispetto a quello dell’antica Capitanata (proprio per la cessione di una sua parte a favore della provincia di Campobasso), dalla valle ultra del Fortore alla valle citra dell’Ofanto, con capoluogo Foggia e sottoprefetture a Bovino e San Severo.

In seguito la Carta Costituzionale della Repubblica Italiana del 27 dicembre 1947, ripartendo il territorio in Regioni (art. 114), accorpava la provincia di Campobasso agli Abruzzi per formare la Regione Abruzzi e Molise, e quella di Foggia alle Puglie per formare la Regione Puglia (art. 131).

Fu questa una ripartizione del tutto antistorica oltre che immotivata sotto il profilo etnico, culturale ed economico, in quanto l’ex Contado di Molise nulla aveva in comune con gli ex Apruzzi citra e ultra e tanto meno la Capitanata nulla aveva in comune con le Puglie (ex Terre di Bari e d’Otranto), diventando pertanto entrambe le province enti territoriali periferici di artificiali megaregioni, con tutte le inevitabili conseguenze di degrado ed emarginazione.

Il Parlamento ne convenne, allorché con Lg. Costituzionale 27.12.1963, raccogliendo l’istanza dei molisani, divise la Regione Abruzzi e Molise in due distinte regioni: l’Abruzzo, che unificava gli Apruzzi citra ed ultra d’un tempo, ed il Molise che raggruppava in un unico contesto amministrativo i territori dell’ex Contado di Molise e dei Comuni del nord tavoliere facenti parte, in passato, della provincia di Capitanata.

Non provvedeva nel contempo a separare, per analoghe ragioni, la Capitanata dalla regione Puglia e ad unirla al Molise in quanto, nella circostanza, la classe politica foggiana brillò per mancanza di lungimiranza ed assenza di iniziativa politica, benché durante l’Assemblea Costituente, la Capitanata, a furor di popolo e per voce dei suoi maggiori rappresentanti e amministratori, si fosse espressa contro la sua aggregazione alla regione Puglia.

a cura del Prof. Emilio BENVENUTO

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